Sconfiggere la morte

di | 25 Giugno 2007

La fine di una vita a noi cara provoca quello scontro a cui non possiamo sottrarci. Da una parte il dolore emozionale per la perdita del caro, dall’altra la gioia razionale per il passaggio ad una vita migliore del nostro caro. Mi ricordo dello stupore che in noi lasciò la madre di un giovanissimo amico che perse la vita poco più di un anno fa. Sul pulpito della Chiesa, questa devotissima madre provava a rinfrancare tutti i partecipanti a quella funzione, ed in particolare gli altri dieci figli che le restavano. “Gionni è nella grazia del Signore in questo momento” diceva. Ad una prima impressione l’uditore poteva leggerne tracce di follia – sì forse la follia di cui ci parla Erasmo – ma ad un ascolto attento di ciò che diceva e di ciò che non diceva, poteva rilevare lo stato del Sublime che questa madre viveva. Il dolore per la perdita del figlio veniva infossato dalla forza della propria fede. Questo scontro dolore-ragione vedeva il primo vinto in partenza. La ragione infatti poteva farsi forte della motivazione a cui la obbligava la presenza degli altri figli.
Questo tipo di battaglia interiore rappresenta la possibilità che ci è stata data per entrare in contatto con una dimensione superiore, per emergere dalla schiavitù dei sensi.
Questo tipo di battaglia è una costante della nostra vita.
Essa riguarda la perdita di un caro, ma può riguardare anche la perdita di un amore. Anche per questo così come per quello, la forza di ragione si trova a combattere con quel coagulo di sensazioni suscitate dal ricordo che nonostante la loro bellezza immediata non possono rendere l’individuo schiavo di sè stesso.
In ogni caso, ciò che si è perso è Bellezza. Ciò che ci viene a mancare, nel caso della morte di un caro, come nel caso della perdita di un amore, è la Bellezza.
Ci è stato parlato di sconfiggere la morte; è forse questa la battaglia a cui si riferiva, una battaglia tutta dentro di noi.
Tuttavia, se nei momenti di crisi quello che in noi si provoca è una battaglia, nell’ordinario ciò a cui dobbiamo puntare è ad un dialogo. Questo dialogo è rappresentato dall’educazione estetica che la ragione deve impartire all’emozione, l’arte alla natura. La perdita infatti di uno dei due elementi porta allo stato barbaro o allo stato selvaggio. In ogni caso, siamo fuori dalla Bellezza.