#GretaThunberg e la folle promessa per il 2050

(Per chi preferisse ascoltare invece che leggere: https://youtu.be/VKb2L6dVJkY)
Probabilmente Greta Thunberg è il personaggio di questi giorni e del 2019. Accolta come una guru intergenerazionale dal Papa, dai Parlamenti nazionali, dalle Nazioni Unite, forse Greta non si sarebbe mai aspettata di diventare una leader capace di mobilitare i giovani di tutto il mondo nei suoi #fridayforfuture. Ma mentre Greta parlava alle Nazioni Unite, lo scienziato Piers Corbyn, fratello del più celebre leader del partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, dichiarava folle ascoltare una bambina ignorante e manipolata, su certi temi. Se Corbyn può apparire ai più una eccezione, visto che i grandi media danno solitamente spazio soltanto a quegli scienziati che siano a favore della teoria del riscaldamento climatico antropogenico – affibbiando il negativo termine di “negazionista” (ossia quello usato per definire coloro che non credono nell’olocausto) a quelli che disconoscano tale teoria -, in realtà Corbyn si aggiunge ad oltre trentamila scienziati americani, o a quegli ottantatré scienziati italiani, tra cui i noti professori Crescenti, Zichichi, Battaglia, Prodi, che recentemente hanno inviato una petizione al Presidente della Repubblica ed al Parlamento italiani, al fine di ammonirli dall’aderire a questa teoria che loro considerano priva di fondamento scientifico. In aggiunta, proprio nel mentre del summit alle Nazioni Unite, ulteriori cinquecento scienziati di tutto il mondo, hanno definito una farsa la teoria promossa da Greta.
Ma ciò che stona in modo evidente, anche a chi non ha la benché minima conoscenza del tema del riscaldamento climatico, è l’attenzione che i grandi media, unanimemente rivolgono alla piccola Greta. A veri rivoluzionari come il Mahatma Gandhi e Martin Luther King, una stessa attenzione non fu rivolta. Il caso di Greta, proprio per l’attenzione di cui gode, invece ricorda molto il caso della giovane Nayirah. Nayirah, kuwaitiana, non aveva cognome. Il suo fluente inglese destò le perplessità di alcuni osservatori, ma nessuno ebbe il coraggio di metterne in discussione l’attendibilità per le cose atroci che raccontò. Nayirah raccontò ad inizio anni ’90 di aver assistito all’incursione in un ospedale kuwaitiano, delle milizie iraqene, le quali, strappando dalle incubatrici bimbi appena nati, li gettarono a terra lasciandoli morire e privandoli delle loro incubatrici. Questo lancinante racconto convinse la popolazione statunitense a sostenere il proprio presidente, George Bush senior, nell’invasione dell’Iraq. Amnesty International stessa crederà fermamente al racconto di Nayirah, salvo un anno più tardi, a conflitto finito, ammettere che non erano emerse prove a sostegno del racconto della ragazzina. Emergerà poi che Nayirah non era Nayirah, e non era kuwaitiana, ma la figlia dell’ambasciatore saudita negli Stati Uniti. Tuttavia, grazie al finto racconto e alle lacrime della bambina, un intero popolo fu convinto a schierarsi a fianco del proprio presidente, per una guerra che farà decine di migliaia di morti.
E allora se scienziati “sommersi”, tenuti a bada, non resi noti al grande pubblico, confutano la teoria propagandata da Greta, e se Greta fosse come Nayirah, a quale fine tutta questa messa in scena?
Sono decenni oramai che Hollywood, tra un film apocalittico e decine di cartoons dove il cattivo uomo mette sempre in pericolo la vita del pianeta e degli animali, ci “educa” alla teoria antropogenica dei cambiamenti climatici. Ma soprattutto “educa” i nostri figli all’associazione: uomo uguale cattiveria; azione tecnologico-scientifica (che è la cifra che misura la più profonda natura umana di conoscere e creare) uguale distruzione. Greta, in questa direzione, potrebbe servire come detonatore di un sentimento che nella popolazione globale non è ancora abbastanza formato per convincerla a cambiare stili di vita, ma soprattutto al fatto che come ripetono sempre più spregiudicatamente certi “illuminati”, siamo troppi per stare tutti su questo pianeta. Ma nessun governante di uno stato democratico cambierà mai lo stile di vita dei propri elettori, né tanto meno potrà convincerli del fatto che qualcuno di loro, delle loro famiglie, dei loro amici, siano di troppo. Ed allora Greta può, proprio come Nayirah, aiutarci a convincerci che sia giusto accettare cessioni di sovranità dagli Stati nazionali a organismi sovranazionali che non abbiano legami diretti con i corpi elettorali, non ne subiscano la pressione democratica, e che invece solitamente rispondono alle pressioni di potenti lobby “illuminate”.
Che invero la scienza di Greta (o meglio di chi la manovra e le prepara i discorsi) sia una non scienza, ce lo dimostra la stessa contraddittorietà di ciò che le viene suggerito di affermare. L’altro giorno, durante l’intervento alle Nazioni Unite, ha parlato di 8 anni ancora prima che sia troppo tardi (dal punto di vista scientifico, non è chiaro troppo tardi per cosa). Nell’ultimo mese, invece, ha parlato più volte di 11 o 12 anni “prima che sia troppo tardi”. Nell’ultimo mese, il Principe Carlo, ha sostenuto la medesima tesi, ma parlando addirittura di 18 mesi, prima che si entri nella fase del non ritorno.
Nel frattempo circa 70 Stati hanno preso generici impegni a decarbonizzare entro il 2050 le rispettive economie. Considerando che l’80% della produzione elettrica dipende da combustibili fossili, preso atto che non sia all’orizzonte alcuna svolta pro nucleare, alla luce della bassa densità di flusso energetico delle fonti cd. “verdi”, decarbonizzare vuol dire di fatto uccidere gran parte della popolazione mondiale, per mancanza, appunto, di energia. Così, l’estinzione temuta da Greta, nonché l’auspicata (dagli “illuminati”) riduzione della popolazione mondiale a 1-2 o 3 miliardi di abitanti, a seconda del malthusiano di turno che parli (dalla Corona inglese al Club dei miliardari, da Grillo al Partito radicale), diverranno davvero realizzabili. Fra l’altro, con impegni anti CO2 del tutto inutili, visto che basta l’eruzione di un vulcano per produrre ben più anidride carbonica di quella prodotta da tutto il genere umano in un anno.
Differentemente, se vogliamo evitare tutto ciò, solo l’ottimismo scientifico, in relazione alla facoltà di ragione cognitivo-creativa del genere umano, deve tornare ad essere la stella polare del nostro tempo. L’”imperativo extraterrestre” di cui parlava Krafft Ehricke, in un universo dell’abbondanza che la scienza ci conferma esistere, nel momento in cui rileva l’esistenza di oltre 2000miliardi di galassie (stando alle rilevazioni del telescopio spaziale Hubble), rappresenta l’evoluzione naturale dell’umanità. Una società “delle arti e della scienza”, come preconizzata dal grande scienziato universale, Gottfried Leibniz, è ciò che dovremo costruire se vorremo assicurarci una prospera era di progresso economico, culturale e spirituale e così aiutare Greta stessa a rifuggire tutto il pessimismo che oggi, sicuramente non per colpa sua, la domina.