Elezioni 2019: a perdere è la globalizzazione. Una riflessione su Europa, Italia, Firenze e i suoi tassisti

La narrativa di regime negli ultimi mesi aveva provato a descriverci il grande successo Grecia. “La prova che le ricette di Bruxelles funzionano” dicevano. Si vota – boom! – ed ecco che Tsipras è costretto a dimettersi. Che grandi questi illuminati, questi che fanno – forse un tempo – opinione!
Il risultato più marcato non è stato quello dei sovranisti, la cui presenza all’Europarlamento è comunque cresciuta, ma quella dei Verdi. Greta ha funzionato! Abbiamo la neve negli States, ed il maggio più freddo dal 1958 in Italia, ma lo psicodramma ambientalista continua a funzionare. E così, i Verdi potrebbero essere una delle stampelle alla non più autosufficiente coalizione (espressione dell’establishment europeo) Ppe-Pse.
Una parentesi: la rubricata emergenza ambientale è in realtà una emergenza geopolitica di natura energetico-minerario-alimentare, agli attuali livelli di crescita, se l’umanità vorrà rispettare il primus giudaico-cristiano del “siate fecondi e moltiplicatevi”. A questo proposito esistono due risposte: quella malthusiana, delle élite, di origine imperiale e anglo-olandese, perorata dai co-fondatori del Wwf, Filippo d’Edimburgo e Bernardo d’Olanda (“Nel caso in cui mi reincarnassi, mi piacerebbe tornare sottoforma di un virus mortale, in modo da poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione” dichiarò il primo alla Deutsche Presse Agentur nel 1988), filosoficamente aristotelica e sarpiana, del contenimento della popolazione e del mantenimento dello status quo, che sarà gioco forza all’origine di guerre per la sopravvivenza; oppure quella platonico-umanista, del diritto alla ricerca della felicità sancita nel primo articolo della Dichiarazione d’Indipendenza americana, dell’alleanza planetaria per la colonizzazione del sistema solare di cui parlavano Giorgio La Pira e JFK, dell’imperativo extraterrestre dell’ing. aerospaziale Krafft Ehricke, verso cui va il corso sino-russo.

L’Italia è l’esempio più plateale che la vera chiave di lettura circa vinti e vincitori sia da porre sulla globalizzazione. Gli unici partiti ad avere davvero guadagnato voti sono la Lega (+3,5milioni di voti) e Fratelli d’Italia (+294mila voti). Il risultato elettorale del Pd non deve ingannare nei suoi termini percentuali in quanto ha riportato, dalle ultime politiche, -112mila voti, e dalle ultime europee un dimezzamento dei voti, perdendone qualche milione. Altrettanto dicasi per l’intero centro-sinistra (ossia per gli europeisti) che ha perso dalle ultime politiche un altro 1,1milioni di voti (non è un caso che +Europa, che nonostante abbia raggruppato tre liste, non abbia raggiunto neanche la soglia di sbarramento). Ma il Pd vince a Milano, a Firenze, nella Roma “bene” del centro storico. Cioè, il Pd vince appunto dove la globalizzazione ha avuto successo, dove regna il terziario della finanza e del turismo.
M5S è il clamoroso sconfitto di questa tornata elettorale. Esso paga la poca capacità di governo e l’incoerenza, vittima di istanze demagogiche e irrazionali, ma ancor più del comportamento manifestamente scorretto e vigliacco contro l’alleato di governo, che ha raccontato all’elettore un basso livello di affidabilità umana della leadership dello stesso.
Circa la Lega, taluni ipotizzano che si tratti di un fuoco di paglia. Un elemento confuta tale ipotesi: la Lega è il primo partito da quasi un trentennio nell’Italia della produzione del nord-est, ora anche del nord-ovest, ossia nell’area più produttiva, non della sola Italia, ma dell’intera Europa. La Lega, differentemente dal M5S, alla prova del governo, ha dimostrato di saper fare, ampliando il proprio consenso – nonostante il golpe bianco che colpì tutto il centro-destra, Berlusconi e Lega in primis, nel 2008-2011 -. Ed infatti la storia dell’ultimo trentennio è questa: un Paese che si alterna tra il dare fiducia al centro-destra, il conseguente e sistematico avvio di inchieste giudiziarie e mediatiche contro di esso, il suo venir sostituito da Governi di centro-sinistra o tecnici, graditi all’establishment, ed il successivo rifiuto popolare di questi ultimi, con un sempre più ampio consenso rivolto dagli Italiani al centro-destra. Infatti, se la tesi illuminata, figlia di una spocchiosa e autoreferenziale superiorità morale, è che gli “acculturati” votino il centro-sinistra, e i bruti il centro-destra, non si capisce come mai gli eletti dagli acculturati – dunque più intelligenti – non riescano ad ampliare sempre più il benessere generale e dunque il loro consenso, ma anzi facciano l’esatto contrario, spingendo sempre più l’elettorato verso un centro-destra anti-sistema. Ergo, dal risultato eccezionale del 2008, dove l’intero centro-destra raccoglieva il 38% dei consensi popolari, dopo le inchieste mediatico-giudiziarie, D’Addario, Ruby, Bossi-Belsito, gli interventi di Troika, Napolitano, Monti e successivi governi di centro-sinistra, il risultato è che i papocchi prodotti dal mondo degli “acculturati”, ha finito per portare quella percentuale – ripeto, già allora eccezionale – addirittura al 48% odierno. Insomma, i bruti e poco intelligenti, ogni volta perdono il governo per qualche manovra scandalistica di palazzo, non proprio democratica, ma poi se lo riprendono proprio grazie alla democrazia. E’ per questo che ogni tanto – Gad Lerner docet – gli illuminati ipotizzano il bypassare l’istituto del suffragio universale (!).

A Firenze ha stravinto Nardella. E appunto, come dicevo sopra, Firenze è uno dei pochi esempi di successo della globalizzazione. Da uomo che vive sulla strada, reputo che a Firenze negli ultimi anni siano state fatte scelte folli sul tema della viabilità – e purtroppo continueremo a farne -, che il suo magnificente centro-storico sia sempre meno dei Fiorentini e sempre più di multinazionali straniere del fashion che devono vendere prodotti a ricchi turisti, e che il fattore sicurezza sia peggiorato. Ma evidentemente l’offerta politica degli altri schieramenti è risultata clamorosamente meno credibile di chi da decenni guida la Città, e così, anche stavolta, il centro-destra non è stato capace neanche di avvicinare il risultato del 2009, che fu quello dove maggior competizione vi fu.

Il tassista e presidente del 4390 Taxi Firenze, Luca Tani è rientrato in Consiglio comunale. A questo giro vi erano ben cinque colleghi candidati, ma nessuna delle liste interessate, a parte quella della Lega dove Luca era candidato, ha raggiunto il quorum. Tuttavia i voti si sono quasi in modo equanime suddivisi tra Luca e Marco Semplici della lista Avanti Firenze. Dispiace sinceramente per l’insuccesso dei Colleghi, ma era piuttosto chiaro fin dall’inizio che la prospettiva di molti di questi fosse velleitaria. E così, ancora una volta, i “grulli” di Uritaxi, hanno saputo proporre ai tassisti un qualcosa di utile e concreto per loro. Speriamo che comunque chi ha prestato il proprio nome e la fiducia di molti tassisti fiorentini, a liste in cerca di consenso, trovi almeno una contropartita che sia di comune vantaggio.