Comunicazione 2.0

di | 4 Ottobre 2014

IMG_2717-1.JPG Chi guidando un’organizzazione, imprenditoriale o no profit che sia, pensa che la comunicazione sia un vezzo, sta di fatto sabotando l’ente che si trova a rappresentare. Cosa sono la propaganda, l’evangelizzazione, il proselitismo, se non forme più o meno alte di comunicazione con una comunità? Hanno la necessità vitale di comunicare, religioni, partiti, sindacati, ecc. e qualcuno pensa ancora che chi fa impresa, possa permettersi il lusso di non comunicare?!
Comunicare è dunque fondamentale, e lo è tanto di più in mercati iperconcorrenziali.
Il principio primo della comunicazione è però quello di comunicare cose vere. Il difetto di molte imprese o organizzazioni è quello di avere ottimi curricula operativi ma mal (o addirittura non) comunicati. Queste fanno una fatica incredibile a stare sul mercato perché credono di poter restare ancorate al passaparola o, ancor peggio, non capiscono che fino ad oggi i loro affari andavano perché mossi dal naturale canale pubblicitario del passaparola – canale che può non esser stimolato dall’imprenditore (ma vedremo come invece poterlo stimolare) – ma che oggi, a causa dell’iperconcorrenzialita del mercato, è solo uno dei canali utili; oggi esso deve però esser accompagnato da ben altro.
Altre realtà, diversamente, sono bravissime a comunicare ciò che di fatto non mantengono. In questo caso siamo di fronte ad aziende poco serie che sconfinano anche nella vera e propria truffa. Anche queste, nel medio-lungo periodo sono destinate ad arrancare, se non sparire. Dunque, comunicare bene e tanto, ma comunicare il vero!
Ma quali possono essere i canali per comunicare? Facciamo un distinguo tra canali a titolo gratuito e canali a titolo oneroso.
Tra i primi rientrano: mail, social network, blog, passaparola, ufficio stampa interno. Dunque, internet oggi consente di poter avere un’ampissima platea di soggetti da raggiungere gratuitamente, che un tempo potevano essere raggiunti solo a pagamento.
Tra i secondi: tutti i canali tradizionali di diffusione del brand.
Tra questi, a me piace moltissimo il canale dell’ufficio stampa per l’effetto leva che genera. Infatti, se relativamente alla tua attività hai qualcosa che possa essere, come si dice, “una notizia”, contattare redazioni dei giornali o giornalisti, può portarti ad avere della pubblicità gratuita qualora la tua comunicazione venga ripresa come notizia.
È per questo per esempio che ho dotato il 4390 Taxi Firenze di un proprio ufficio stampa professionale. Invero, trattasi di cose che si possono fare anche personalmente, ma le possibilità che la tua comunicazione rappresenti “una notizia” saranno più basse rispetto all’affidarsi a dei professionisti. Ovviamente, questi hanno un costo, ma per far rendere bene il tuo investimento puoi ancorare il corrispettivo meritato dal tuo ufficio stampa alla sua capacità di “bucare lo schermo”. Cioè, se la notizia finisce in tv, la consulenza meriterà un prezzo; se finisce sulla carta stampata ne meriterà un altro; se resta solo online ne avrà un altro. In ogni caso non è da sottovalutare la presenza online rispetto alla carta stampata. Infatti, se quest’ultima può raggiungere più persone in un periodo di tempo limitato (un giorno, una settimana, un mese, ecc.), la presenza online ha il pregio di essere “per sempre” in quanto resta rintracciabile nel tempo da un’utenza indefinibile. In ogni caso, in genere sconsiglio di affidare incarichi a prezzo fisso senza lo stimolo di obiettivi modulari.
Ma come e cosa dobbiamo comunicare? Ci sono delle tecniche per comunicare? Perché un tempo uno spot, dopo 4 contatti con il potenziale cliente, lo conquistava, ed oggi di questi contatti ce ne vogliono 16? Perché un sito internet tradizionale di e-commerce convince solo l’1% dei naviganti? Come superiamo queste difficoltà? È sapendo rispondere a queste domande che si riesce a fare la differenza a livello comunicativo e dunque sul mercato. Nel prossimo post entrerò più nel dettaglio di tali aspetti.