Rider: immorale tollerarne l’attuale sfruttamento

Uno dei fenomeni più indecenti del mondo del lavoro, a cui assistiamo silenti, sia da parte della classe dirigente, sia come cittadini che ne utilizzano senza alcun senso critico il servizio, è quello delle consegne di cibo (o altro) da parte dei cd. “rider”. Questi ragazzi sono dei cottimisti, in totale rapporto di dipendenza lavorativa, a cui viene chiesto di portarsi lo strumento di lavoro da casa (la bicicletta sempre, il caschetto quasi sempre), e non hanno alcun diritto assistenziale e previdenziale.
Se la cosa non è ben chiara, è come se a te che rispondi ad un’offerta di lavoro come impiegata, ti fosse richiesto di portarti da casa la sedia e il tavolo, o il pc, le penne e le risme di carta. Oppure a te che lavori come operaio, da domani mattina ti fosse detto: “Guarda, se l’azienda vuol stare in piedi, con la concorrenza che c’è, oltre a toglierti ferie, malattie, contributi, bisogna che ti porti cacciaviti, martelli, bulloni e piano di lavoro da casa. Se non accetti tu, con la disoccupazione che c’è, troverò qualcun altro disposto a farlo.”
Ora, questi fighetti che creano queste start up, senza rischio d’impresa – visto che esso è grandemente redistribuito sui lavoratori -, con brand rigorosamente inglesi, la politica che ne difende e sponsorizza il business solo perché timorosi di andar contro la depravazione morale imposta dal complesso cultural-finanziario, e tutti quei consumatori che si sentono moderni ma che invece sono solo dei nichilisti, sono tutti complici di questo incivile e pre-ottocentesco corso a cui stiamo piegando l’economia occidentale, solo per mantenerlo a servizio di interessi oligarchici capaci d’imporre regole inique e barbare. E che proprio oggi, per ciò che attiene le modifiche al codice della strada, si arrivi a richiedere la legalizzazione della circolazione contromano delle biciclette, probabilmente non è casuale. Quanto meno, a questi business, porterà giovamento…