Meno Diciotti, più Britannia

Ma quale Diciotti, parliamo di Britannia!

Il caso della nave Diciotti, è una classica operazione di distrazione di massa che va concretizzandosi secondo lo schema del divide et impera: si creano due fazioni antagoniste che litigano perdendo di vista sia il merito della specifica questione, che il quadro più generale entro cui essa si inserisce.

Che sia tale, ce lo suggerisce anche l’intervento più spregiudicato finora registratosi: quello del Partito radicale transnazionale, nella figura di Riccardo Magi, le cui pesanti dichiarazioni, a suo dire attribuibili al comandante della Diciotti, sono state completamente confutate e screditate dallo stesso comandante in una successiva intervista a La Verità (http://m.dagospia.com/il-comandante-della-diciotti-a-bordo-non-avevamo-bambini-e-non-c-e-nessuna-emergenza-voto-per-181521). 

Se cerchiamo di capire di più di questa operazione distrattiva, ben comprendiamo il perché dell’intervento del partito radicale transnazionale. Esso è storicamente il difensore del liberismo economico, tanto utile all’oligarchia, che trova nel libertarismo etico pro-caos – e dunque pro-arbitrio dei pochi e forti (non certo dei tanti e deboli) – il proprio ariete di sfondamento. Ed infatti, questa operazione giova a quell’oligarchia – di cui i Benetton sono solo un esempio – beneficiaria delle privatizzazioni post golpe 1992, che tra il 1993 ed il 2001 (con la ripresa poi tra il  2006/08 e dopo il 2011; si badi bene che sono sempre anni a trazione governativa tecnica o di Governi “euro-entusiasti”), e che oggi, con l’annunciata volontà del Governo di procedere alla nazionalizzazione di Autostrade, vede concretizzarsi in ciò l’inaspettata fine del corso “privatista” del grande fiume degli asset strategici del Paese, e cambiare improvvisamente direzione rispetto a quanto registrato negli ultimi 25 anni.

Ma parlare della Diciotti, con le passioni che suscita, evita che si parli di un’altra imbarcazione, il famoso Britannia (ricordate che ne parlai da Michele Santoro circa 6 anni fa?) su cui il 2 giugno 1992 – non sfuggirà ai più che è la data della fondazione della Repubblica – si tenne una riunione a cui parteciparono esponenti della finanza nazionale e internazionale, e quel Mario Draghi che poi qualche mese dopo avrebbe gestito il pacchetto di privatizzazioni degli asset strategici e no, in mano pubblica, che segnarono un record mondiale per beni ceduti a privati (che poi la Commissione parlamentare d’inchiesta del 2001, ricostruì essere finiti per circa il 70% in mani straniere).

In realtà, però, del Britannia, in questi giorni i “padroni del discorso” hanno parlato, con interventi, diciamo, per addetti ai lavori, ma solo nel tentativo maldestro, seppur coordinato e a senso unico, di derubricare a mero complottismo qualsiasi riflessione in merito a quella quanto meno strana riunione. Infatti, i “padroni del discorso” tentano di normalizzare il tutto, cercando di vendere alla pubblica opinione che non sia strano che il giorno della Festa della Repubblica, nel pieno del caso Tangentopoli, a pochi giorni dall’assassino del giudice Falcone, con uno Stato che dunque era con le spalle al muro, si usasse una nave battente bandiera straniera, di proprietà della Corona inglese, per discutere della cessione di tutti quegli asset economici nazionali che consentivano di inquadrare l’economia italiana come riuscitissimo modello di economia mista, capace di far assurgere a ruolo di 4a potenza economica mondiale l’Italia. 

E’ chiaro che le élite stanno tentando di: 1) evitare che passi la tesi per cui il gigante boccone delle privatizzazioni sia stato un regalo a danno dello Stato italiano e dei cittadini, in favore di precisi interessi privati; 2) parta un processo (quanto meno) politico a riguardo; 3) lo Stato e i cittadini si riapproprino dei relativi beni. 

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