Lettera al Corriere su Taxi – Ncc

Caro Direttore, visto che generalmente sposo la sua analisi sul sistema di mobilità fiorentino, mi consenta di dirle la mia in merito alla sua ultima riflessione su taxi e noleggio con conducente (n.c.c.). Primariamente, soltanto una frazione minoritaria della rappresentanza n.c.c. ha richiesto una liberalizzazione del comparto. Almeno il 90% di loro è contrario a ciò (con la mia sigla facevamo parte del tavolo taxi-n.c.c. che aveva condiviso un documento di riordino dell’attuale normativa), e mira invece a permanere sotto la disciplina pubblicistica che ispira gli assetti della vigente normativa quadro, con tanto di contingentamento delle autorizzazioni.

Il quadro italiano di settore degli ultimi anni è stato ispirato dall’irresponsabile ed odioso principio, noto agli “addetti” ai lavori, come “della botte piena e della moglie ubriaca”, dominante invero in tutta Europa, nonché nei sistemi di common law – d’altra parte, tale tecnicissimo principio, non è altro che il frutto della abituale arroganza del potere economico, e purtroppo di un sempre più diffuso malcostume politico. Esso, in breve, pretende che il servizio taxi storicamente conosciuto resti ligio al rispetto delle regole a tutela dell’utenza (tariffa amministrata e obblighi prestazionali in primis) – quale politico si prenderebbe la briga di dichiarare all’opinione pubblica che per aprire il mercato, quest’ultima debba rinunciare alle garanzie a sua tutela? -, mentre si lascia che un “nuovo” servizio taxi parallelo, libero da quelle regole, e dunque concretizzante un manifesto caso di concorrenza sleale, si radichi sul mercato. Nei confronti che ho avuto modo di avere in sede europea, con i colleghi di altre nazioni, ciò è emerso in modo tristemente costante. Pochi, ma fortunatamente in costante crescendo, sono stati i Paesi capaci di porre freno a tale odiosa pratica (tra questi anche la Danimarca, il Belgio e la Catalogna).

Ora, quando cita i dati sull’aumento dei turisti a cospetto di quello dei taxi, non può sottovalutare che l’economia di questi ultimi non dipenda solo dai primi. Oltre all’esplosione del noleggio con conducente – fenomeno non tanto necessitato dalla carenza dei taxi (nessuna indagine a riguardo, come poi specificherò, comprova ciò), ma dall’esplosione dei pacchetti turistici “all incluse”, a cui il servizio n.c.c. meglio si adatta -, è esploso il car sharing (con quattro nuovi operatori) e le tre nuove linee tramviarie. Nel frattempo, dal 2008 il numero dei taxi fiorentini è aumentato del 22% per ogni momento dell’anno (ed il turismo a Firenze, per gli addetti ai lavori, è fenomeno stagionale, da maggio ad ottobre a voler esagerare), e del 32% durante la fase estiva e dei momenti di maggior lavoro (quando sono operative anche le licenze “ter”). Solo Roma in Italia ha avuto un aumento più consistente.

Ovviamente, non possiamo accettare – e credo che una sua successiva riflessione, autocorreggerebbe, un eccesso di impeto nello sviluppo della sua attuale – che i controlli sulla regolarità del servizio n.c.c. possano aversi, non perché ab origine imposti dal legislatore, ma all’interno di una logica di do ut des, ricattando limitazioni alla privacy degli operatori (ricordo che il taxi viene usato anche come vettura privata, di famiglia) e visibilità di dati sensibili di un’attività pur sempre organizzata imprenditorialmente.

Ma il sunto di tutto questo, sono i dati a cui noi tassisti più guardiamo per far funzionare il servizio: un costante gradimento della clientela, prossimo e superiore al 90% degli intervistati (indagini: 2011 del Comune, 2015 dell’Ufficio di Statistica, 2017 dell’Istituto Piepoli), il calo pro-capite dei servizi effettuati dai nostri taxi, oggi sensibilmente diminuito rispetto al 2007.

Claudio Giudici
Presidente Nazionale Uritaxi