In vista delle Amministrative fiorentine, mobilità e sicurezza passando per la Cultura

Caro direttore,
ho trovato particolarmente condivisibile il suo editoriale di ieri in merito al sistema di mobilità che negli ultimi 25 anni è stato organizzato per Firenze, trovando il suo odierno epilogo nella realizzazione delle ultime due linee tramviarie. Al di là delle colpe, condivido con lei che il persistere su questa strada rischi di essere diabolico. A Firenze, fino a pochi anni fa vi era un fiume, oggi, con questo treno e i suoi binari che spaccano la città in più recinti non comunicanti tra di loro, è come se avessimo altri tre fiumi che han tolto molta superficie viabile ad ogni altra forma di mobilità (auto, bus, taxi, car sharing, moto, biciclette, il camminare, ecc.). Questi fiumi, o li navighi prendendo la tramvia, oppure li devi attraversare ricorrendo a “passaggi a livello” semaforici che dettino il tuo turno (autista o pedone che sia). 

Ricordo, quando durante un’audizione di qualche mese fa in sede di Commissione mobilità, con entusiasmo alcuni esponenti di maggioranza affermarono che adesso si sarebbero fatte “anche le linee 4, 5, e 6“. Sinceramente, nell’occasione non ebbi il coraggio di rispondere, tanto mi parve evidente lo scollamento tra chi parlava e la Città. Quest’opera dalla velleitaria pretesa totalitarista già nel suo originario intento (quello di ridurre del 50% il traffico), ha segnato e segnerà per tanti anni a venire il quotidiano dei cittadini. A chiunque in futuro spettasse l’arduo compito di organizzare la mobilità della nostra impareggiabile Città, la capacità d’azione sarà fortemente limitata dall’invasività di questa infrastruttura. Difficile, se non impossibile, sarà pensare a nuove corsie preferenziali per bus e taxi, in tutte le aree impattate dalla tramvia; difficile sarà pensare, almeno per qualche anno, alla metropolitana – a questi cittadini dovrà pur essere dato un tempo per riprendere fiato dai disagi di questi anni! – che lei cita nel suo editoriale, e che avrebbe rappresentato la vera soluzione di mobilità, capace di offrire alternative non “totalitariste” di viabilità, e allo stesso tempo liberare superficie viabile a tutte le altre legittime opzioni di mobilità. 

Alla luce dell’ultima indagine de Il Sole 24 Ore, che ci pone sotto Roma nella classifica delle città più vivibili, pare che il vero imminente tema di cui ci si dovrà occupare nei prossimi anni sarà quello della sicurezza. Firenze, stando a questa classifica, risulta essere tra le città più insicure d’Italia. La nostra categoria professionale già da tempo (ricordo le nove aggressioni subite dai tassisti nell’estate 2017, col collega Gino Ghirelli ancora in coma; ricordo le quattro subite quest’anno), aveva già lanciato un campanello d’allarme. La nostra esperienza di gente sulla strada, ci dice che in città vi sono due principali problemi di degrado e sicurezza: il primo ha a che fare con i troppi signori che, a cielo aperto, sono dediti allo spaccio, al furto, a togliere tranquillità alla nostra comunità; il secondo ha a che fare con l’alcol (anche ieri un nostro collega è rimasto vittima di un incidente con tre ragazzi ubriachi che si sono divertiti ad attraversare tutto il centro storico, prima di finire la loro folle corsa scontrandosi sul suo taxi; qualche settimana fa, io stesso dovetti intervenire in aiuto di un collega circondato da tre ragazzi sotto evidente effetto di alcol). E’ troppo diffusa una cultura dello sballo a cui non si può rispondere con le sole limitazioni alla vendita di alcolici. Necessitiamo di campagne di prevenzione e di sensibilizzazione volte a stigmatizzare la stupidità di certe pratiche e ad offrire modelli alternativi di socialità, di cui la nostra Firenze ha tutto il potenziale per essere modello ispiratore. Controllo, Certezza della pena, Cultura, devono essere le tre “c” (“c” come Città e Comunità appunto) capaci di caratterizzare il nostro tempo.

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi
Responsabile Marketing e Comunicazione 4390 Taxi Firenze