In risposta a “La libertà all’era di Uber” del direttore de La Nazione Pier Francesco De Robertis

multinazionaliEgr. Direttore,
anche se non fossero stati resi noti dalla multinazionale Uber, gli importanti finanziamenti per svariati milioni di dollari, elargiti ai media di mezzo mondo, il suo editoriale avrebbe comunque avuto il sapore di quello che si chiama, in gergo, advertorial (advertising/editorial). Dire, come lei fa, che “la tecnologia supera la realtà” rischia di rappresentare un cieco suggello a quell’odioso approccio della multinazionale, secondo cui essa le leggi non le seguirebbe ma le modificherebbe. Cosa ci sarebbe di più lobbistico di questo?
I taxi italiani – compresi ciascuno di quelli fiorentini – sono legati, da prima che nascesse l’app americana, ad una loro app: itTaxi. Essa non associa qualche centinaia di auto in tutta Italia, ma oltre diecimila taxi italiani. Non obbliga al pagamento tramite carta di credito – non accredita il prezzo del viaggio prima dell’espletamento dello stesso, come invece fa Uber – ma lascia al cliente la libertà di scegliere tra contanti, carta di credito, pay pal, sms taxi payment e, a breve, bitcoin.
Però lei precisa che “i taxi sono pochi, quando li chiami devi raccomandarti a san Giuseppe per trovarne uno, i parcheggi sono vuoti” ed invece “funziona benissimo una app, conosciuta con il nome di Uber”. Dunque, a suo dire, 654 taxi a Firenze sarebbero pochi e non funzionerebbero, mentre un’app che lega a sé una manciata di auto – si vocifera una trentina – e che la multinazionale americana non comunica (!), “funziona benissimo”. Me lo consenta: misteri della fede!
La sua ricetta, così, sarebbe più “Uber per tutti!”: per le guide turistiche, che giustamente rivendicano un diritto alla qualità culturale, invece di subire una concorrenza sleale da parte di soggetti formatisi sul Rinascimento fiorentino, con qualche corso da 16 ore nell’Europa orientale – l’importante è che siano legati all’app! Chi se ne frega di altre sciocchezze come qualità, sicurezza, legalità, responsabilità sociale d’impresa! -, per i notai, i farmacisti, gli studi professionali, ecc. D’altra parte, lo si sa, il cancro italico, oggi sono questi, così come negli anni ’90 lo erano i commercianti oggi fagocitati dalla grande distribuzione! Questa gente che vive del proprio lavoro sono il cancro! Non la speculazione finanziaria, non le multinazionali – come quella di cui lei fa l’apologia – con lussuose sedi in non perseguibili paradisi fiscali!

Claudio Giudici
Presidente 4390 Taxi Firenze