Il Governo Conte pare fare sul serio sulla separazione bancaria

Il Governo Conte pare fare sul serio su separazione bancaria (Glass-Steagall) e Banca per gli investimenti. 

Chi mi conosce sa che dal 2001 peroro questa causa grazie all’influsso dell’economista e leader politico americano, Lyndon LaRouche (figura spesso mistificata, ma soprattutto ostracizzata dal complesso politico-culturale dominante), che nei decenni ha visto prima coalizzarsi intorno a sé molti dei leader e attivisti che un tempo lavorarono con Martin Luther King, e poi ha saputo trovare una sponda di ascolto al di fuori del blocco Nato, per l’altezza e la complessità del suo pensiero. 

Il nuovo premier, infatti, durante il suo discorso per l’ottenimento della fiducia parlamentare, ha ripreso il tema della separazione bancaria, così come riportata nel famoso “contratto” penta-leghista. Si tratterebbe di ritornare al mondo pre-’93, quando Draghi e la classe dirigente emersa dopo l’eliminazione di quella che costituiva la Prima Repubblica, riportò il sistema alla situazione ante-’36, per cui una banca, utilizzando anche i denari dei piccoli risparmiatori, potesse tornare a fare anche attività speculativa. Si consideri che di separazione bancaria parlò anche Renzi alla vigilia delle (prime o seconde, non ricordo) primarie per la guida del PD, salvo poi, durante l’ultima legislatura, nonostante vi fossero depositate, tra Camera e Senato, oltre una decina di disegni di legge per il ripristino della stessa, neanche consentire che si cominciasse la discussione grazie ad una “oculata” gestione del calendario parlamentare. E così, da noi come in tutto l’Occidente – essendo la Volcker rule introdotta da Obama una non riforma (ed infatti l’esposizione in attività finanziarie delle banche Usa, da dopo la crisi del 2008, è aumentata, non diminuita) -, la situazione è oggi finanziariamente finanche peggiore di quella che si registrò nel 2007-08, avendo così, la irresponsabile classe dirigente occidentale, gettato al vento l’occasione per risanare un sistema finanziario globale che da dopo l’abbattimento degli accordi di Bretton Woods del ’71, ha preso sempre più una china di favore verso la speculazione e di penalizzazione del lavoro e della produttività fisica.

Oggi, con l’asse Italia-Usa che di fatto pose le basi durante le ore che videro Mattarella negare il proprio placet a Savona al Ministero dell’Economia – con la BCE (leggasi Draghi) che non sosteneva più il nostro debito pubblico, e le banche Usa che invece dopo qualche ora vennero a darci manforte affinché il Governo Conte potesse nascere -, l’Italia potrebbe rappresentare il primo tentativo occidentale per ripristinare il Glass-Steagall standard. Infatti, fare questo passo senza una propria sovranità monetaria potrebbe essere molto pericoloso, perchè i titoli delle banche italiane potrebbero consequenzialmente crollare (perderebbero, infatti, le garanzie governative su quella parte di cui oggi si giovano, grazie alle normative a tutela del risparmio). Ma se invece dietro vi fosse un accordo politico affinché l’Amministrazione Usa sostenesse in acquisto i titoli delle nostre banche, allora lo schema, seppur comunque più rischioso rispetto ad una riforma in tal senso all’interno di un sistema creditizio sovrano, potrebbe avere la sua sostenibilità. Ricordo che nel programma trumpiano è presente il ripristino del Glass-Steagall standard (nonostante l’opposizione del Segretario al Tesoro, Steven Mnuchin). Ed invero, sia la piattaforma programmatica dei repubblicani che dei democratici Usa, la contiene.

Una riforma in tal senso rappresenterebbe il primo passo per risanare l’immorale sistema finanziario odierno. E sia chiaro: se ne parla poco proprio perchè il tema è pericolosissimo per l’establishment, ma la questione finanziaria del Paese e dell’Occidente, non è una questione, ma è La Questione. Senza mettere mano a questa, restiamo dentro un sistema fondamentalmente di tipo oligarchico, dove il sistema finanziario non serve l’economia reale, la democrazia e la concretezza e l’idealità repubblicana, ma si serve di queste.

In questa ottica, rischiando noi – e mi scuso se mi ripeto con chi si è già imbattuto nelle mie riflessioni – lo stacco della bolletta energetica appena uscissimo dai diktat dell’agenda Nato – e col ripristino della separazione bancaria vi usciamo -, sarà fondamentale l’emersione del dialogo russo-americano che Trump faticosamente tenta di costruire, ma che viene sistematicamente ostacolato, come manifesto anche durante il G7 delle ultime ore, dal blocco Nato, dalla UE e dal Deep State americano per ragioni di primazia geo-politica che non si vuol perdere, ma che di fatto stiamo già perdendo perchè fondata sulla menzogna invece che sulla verità. Così, anche della intelligente apertura che il Governo Conte ha già fatto nei confronti della Russia, dobbiamo essere contenti, perchè il rimescolamento che va delineandosi mira ad avvicinare, all’interno di un ordine multipolare, Usa a Cina e Russia, con l’Italia che farebbe da nuovo incomodo per il sistema mondialista unipolare, omologatore e nichilista, scardinante, liberista e speculativo, che ha caratterizzato il fallimentare progetto dell’oligarchia finanziaria con la svolta paradigmatica degli anni ’60, conosciuta ai più come “contro-rivoluzione del sesso, droga a rock and roll”, che fu assecondata dall’eliminazione, tra il ’62 ed il ’68, di tutti quei leader (Enrico Mattei, JFK, MLK, RFK) che miravano ad universalizzare l’ideale platonico-cristiano dell’Uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio. Questo ideale di Uomo, invece che quello esistenzialista del “qui ed ora” instauratosi con quella contro-rivoluzione, era quello dell’Uomo dedito alla posterità ed all’immortalità attraverso la propria opera creatrice. Questo ideale di Uomo, invece che quello homo homini lupus oggi dominante, era quello della fratellanza tra i Popoli, con l’autentico superamento dell’ordine imperial-colonialista di matrice britannica, e “lo sviluppo integrale di tutto l’uomo, di ogni uomo” (Benedetto XVI), guidati dalle “quattro libertà” rooseveltiane (libertà di parola e di espressione, libertà di culto, libertà dal bisogno e libertà dalla paura) “everywhere in the world”.

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