Giovani sfiduciati e impotenti ma… il mondo è nostro!

Secondo le previsioni, alle prossime elezioni politiche ben il 70% di quei diciottenni che per la prima volta potrà esercitare il diritto di voto, non lo farà.

Questi ragazzi non hanno capito una cosa: IL MONDO È NOSTRO! Non vostro! Non tuo! Non mio! Ma NOSTRO! A questi ragazzi va spiegato questo. Va spiegato che hanno il potere e l’obbligo morale di prendersi cura, per se stessi e per la comunità universale di cui fanno parte, di questo mondo, di questo Universo.

Viviamo in una delle epoche più floride della storia, in un Universo ricco di un’abbondanza sempre più alla nostra portata grazie alle scoperte della scienza ed alle conquiste della tecnica.

La potenza del genere umano oggi, seppur quest’ultimo metodologicamente non orientato a ciò, ha raggiunto vette impensabili neanche mezzo secolo fa. Tuttavia, mai come in questa fase della storia, le persone sono vittime di un equivoco che colpisce in particolare i più giovani: la mancata intima comprensione dell’idea (propria della tradizione platonica e giudaico-cristiana) dell’Uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio. Un Dio che tutto conosce e tutto ha creato: peculiarità che integrano l’essenza di Agape come Amore per il genere umano.

Di questa intima e potenziante comprensione, l’attuale modello socio-culturale tende a privarci. Chi la intuisce, il più delle volte lo fa in senso competitivistico nei confronti del proprio prossimo, vittima dell’idea di una sorta di proprietà azionaria, parziale e esclusiva, ma tuttavia da ampliare sempre più per il proprio godimento, di una porzione di realtà sensibile. Ma invece, la novella è ancor più a lieto fine e responsabilizzante: questo Tutto è Nostro ed abbiamo il dovere di prendercene cura con sistematico spirito di fratellanza col proprio prossimo.

A questi giovani, troppe volte vittime di un culto dell’apparenza egoistico ed edonistico – oggi ben referenziato da un uso dei social che da strumento di messa in comunione di idee ed esperienze, insegnamenti e sensibilità, diviene mera vetrina coseificante, in primis, della propria persona -, abbiamo il dovere di spiegare meglio il loro ruolo all’interno di una società dove regni concretamente l’idea della doverosa e arricchente fratellanza universale, così come esemplificata dalla parabola della moltiplicazione del pane e dei pesci, come ripetibile atto di Amore verso il nostro prossimo, e non inemulabile miracolo di un Dio a noi ontologicamente estraneo.

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