#fridaysforfuture, quando si arriva a usare i minorenni per fini geopolitici

In questi giorni si è celebrata la giornata mondiale studentesca per il clima #fridaysforfuture. Mia figlia è piccola, ma mi sarebbe dispiaciuto che si fosse fatta intrappolare da questa cosa. Manifesti con meta-concetti tipo “Milano/Parigi/ecc. sciopera per il clima”, che non vogliono dire niente, o vogliono dire tutto e il contrario di tutto, hanno invaso alcune delle piazze delle nostre città. Nel generale entusiasmo dei media, si è sollevata (ma solo sui social) qualche riflessione critica sulla strumentalizzazione di Greta “contro i potenti”, del tipo: “Certo, la bambina viene strumentalizzata ma non si può negare che il problema del climate change esista!”. 

Criticare l’ambientalismo è da folli perché di fatto si tocca una nuova religione. Sì, una religione con tanto di dio: Madre Terra Gaia. Ma io lo farò, portandomi dietro il “vizio” di voler esporre le mie idee, a prescindere dalla loro convenienza.
Ciò che sicuramente contiene una serie di istanze meritorie, più attinenti all’educazione civica – che però abbiamo eliminato dalle scuole! -, come il non sporcare ambienti comuni, il rispettare il Creato (che non vuol dire non modificarlo), è stato ideato come un vero e proprio movimento religioso, progressivamente trasformato in un qualcosa di sempre più cinico, poco autentico e irrazionale. Così cinico da usare minori (Greta su tutti). Così poco autentico da invitare i ragazzi a marinare la scuola di venerdì – sai che sacrificio! Proprio come gli scioperi del fine settimana, dove almeno, però, il lavoratore sacrifica il corrispettivo da lavoro… ma non dovrebbe proprio la scuola formare su certi temi? “Ecchisenefrega! Se la organizzavamo nel fine settimana, ci veniva solo qualche boy scout!” -. Così irrazionale da contribuire da decenni a bloccare lo sviluppo di intere nazioni, con campagne ideologiche e disinformative (su tutte, la frode della CO2), aventi precisi fini geopolitici. E sono proprio le strumentalizzazioni geopolitiche che ha assunto il movimento ambientalista, che hanno portato, sia Patrick Moore che James Lovelock (entrambi figure storiche dello stesso), a lasciare il movimento. Si dirà che probabilmente proprio questi due attivisti, così come tutti i “negazionisti”, saranno entrati nel libro paga delle compagnie petrolifere. E invece qui emerge subito una delle prime contraddizioni del movimento ambientalista. Infatti, uno dei primi obiettivi del movimento è lo stop all’energia nucleare, ossia all’energia più pulita e potente che conosciamo, che consentirebbe l’emancipazione di tante nazioni dai pochi controllori dell’oro nero (non è un caso che tra i principali finanziatori dell’ambientalismo vi sia la Royal Dutch Shell). E proprio il caso dell’energia nucleare è uno dei più irrazionali che vi siano, basti pensare a come l’Italia, circondata al suo confine alpino da centrali nucleari, l’abbia messa al bando oramai oltre trent’anni fa dopo i fatti di Chernobyl. Quante volte sentiamo dire: “Ah, ma se scoppiasse la centrale nucleare?“. A parte l’incredibile tenuta dimostrata oggi da questa tecnologia con i recenti fatti di Fukushima, dove finanche uno tsunami non ha fatto neanche una piccola parte dei danni che, per esempio, nei decenni le molte petroliere spezzatesi nei nostri mari – senza che da questi casi ne derivassero campagne e manifestazioni di piazza per il blocco delle petroliere -, oppure, si pensi ancora, ad un’altra tecnologia fallace e inquinante come quella aerea, dove la certezza della morte di centinaia di persone è pressoché assicurata ogni qualvolta si verifichi un incidente nei nostri cieli. Purtuttavia, non esistono, o non hanno centralità, campagne per il blocco delle petroliere o per il blocco della tecnologia aerea. Queste contraddizioni dovrebbero far sorgere almeno qualche domanda sull’autenticità di ciò che finisce poi nell’agenda dell’indignazione popolare.

Circa l’uso dei minori, sarebbe facile e demagogico dire che non andrebbero sfruttati per secondi fini. Infatti: li rendiamo partecipi di eventi gioiosi come un matrimonio, per farne dei paggetti; oppure li facciamo recitare per il pranzo di Natale, anche per nostro orgoglio personale; ma anche, in ambienti ben meno innocenti, li rendiamo protagonisti di film o festival della canzone, trasformandoli in motore di vere e proprie macchine da soldi. Ma da questi ultimi casi ne è derivata forse qualche campagna mondiale di moralizzazione, movimento studentesco, piazze gremite con genitori indignati? Anche tale profilo, dunque, dovrebbe suscitare non pochi quesiti sulla autenticità di certe campagne.

Ma come dicevo in premessa, al di là di tutto questo, di Greta e dei minori, se il nucleare sia buono o cattivo, media e vox populi (che da quelli è formata), ci dicono che comunque il problema dell’azione antropica (umana) sul clima è e-vi-den-te. “Addirittura Papa Francesco vi ha dedicato un’enciclica! Su via!”. Cosa mai fatta prima da alcun pontefice, che fosse Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, il per poco Giovanni Paolo I, Paolo VI, Giovanni XXIII, dove mai prima la Chiesa aveva sposato la teoria antropogenica del riscaldamento climatico. Anzi, si pensi alla Populorum Progressio, dominata da un marcato ottimismo scientifico, dall’aver fiducia nello sviluppo tecnologico, per usarlo per fini universalistici: “Per lo sviluppo integrale di ogni uomo, di tutto l’uomo”, scriveva Benedetto XVI mantenendosi su quel filone platonico.

Eppure, la contraddizione a questa “evidenza”, a questa sovrastruttura che condiziona tutto il ragionamento, dovrebbe essere, appunto, evidente. Infatti, perché usare una bambina per un problema così “evidente”? Perché evidente non è! Perché dopo il recente caso dello scandalo delle mail della East Anglia University (pochi trafiletti a riguardo sulla stampa italiana), dopo il recentissimo caso Mann vs Ball, finito di fronte ai giudici, che hanno confermato ancora una volta come la famosa “mazza da hockey”, su cui poggiano le conclusioni dell’IPCC, sia una frode, l’”evidenza” tale non è.

Ma allora perché tutta questa enfasi, proprio adesso, su Greta? Provo a ipotizzare. 

Il fattore che a livello di geopolitica mondiale é il più destabilizzante in questo momento, da dopo la seconda guerra mondiale, é la One Belt One Road Initiative (o Nuova Via della Seta), che pur essendo in atto da oltre un lustro, solo oggi è tema di dibattito pubblico in Italia/Occidente, seppur trattandosi del piano infrastrutturale più gigantesco mai messo in atto dall’umanità. Questo piano, per la sua vastità, è in grado di rimescolare l’intero mazzo mondiale della ricchezza, della produttività, del benessere. Un vero shock per l’economia Occidentale, così dedita alla speculazione dai primi anni ’70. E non è casuale che proprio col decennio antecedente, con la controrivoluzione culturale degli anni ‘60, infrastrutture e industria siano subliminalmente diventate sinonimi di “inquinamento” (si pensi, a titolo di esempio, al cartoon “I Simpson”, per capire cosa sia “buono” e cosa “cattivo” per il complesso culturale), invece che di sviluppo, lavoro, produttività.

Ora, tutto ciò, vista l’agenda comunicativa dominante, apparirà a qualcuno come complottismo. Io dico invece che siamo di fronte a riprovevole memoria corta della gente (forse troppo dedita agli affari propri, invece che a studio e riflessione costante sui destini – quelli autentici – dell’Umanità). E allora bisognerebbe diffidare della propaganda – non scienza! – che durante gli anni ‘70, parlava di “raffreddamento climatico” in atto e fine del petrolio per gli anni ‘90 – quanto aiutò tutto ciò per abbonire le masse dalle cause arbitrarie dello shock petrolifero del ‘73, che portò ad aumenti del prezzo del carburante, a giornate di targhe alterne, ecc.? -; poi però il raffreddamento non si verificò, ma siccome la propaganda aveva funzionato, negli anni ‘90 si cominciò a parlare di “riscaldamento climatico” con Hollywood  impegnatissima in kolossal volti a descriverci come saremmo stati inondati da masse di acqua prodotte dallo scioglimento dei ghiacciai. Ma anche questo non si verificò – ricordate il mega film di Al Gore? Cosa si è verificata di quella roba, propagandata per “scienza”? -, e così negli anni 2000 via a parlare di meri cambiamenti climatici! Ai più avveduti dovrebbe risultare chiaro che i cambiamenti climatici sono una costante della storia dell’Universo, e dunque del nostro Sistema solare, e dunque della Terra. Ma la propaganda ogni giorno, tra cartoon – dunque attiva fin da piccoli – film, spot, istituzioni pubbliche coinvolte, ci racconta invece che la sua principale causa sarebbe rappresentata da quella specie che chiamiamo esseri umani, capace, ancora oggi, in termini energetici, di incidere solo di un’unità su 12milioni sulla complessiva capacità energetica della biosfera (che è un po’ come la capacità di un manager di aver prodotto un euro in più di fatturato sul complessivo di 12milioni di euro: diremmo che questo manager abbia inciso?).

Oggi la One Belt One Road Initiative coinvolge già oltre la metà della popolazione mondiale, ma nessun Paese membro della UE e del G7. L’Italia rischia di essere la prima a farlo coinvolgendo settori della propria economia, come infrastrutture, energia, telecomunicazioni, aviazione civile, e-commerce. Prova di quanto l’uomo sia un irresponsabile parassita, trovatosi incidentalmente nella catena evolutiva di Madre Terra Gaia, e inquinante l’entità pagana che chiamiamo “Natura”, oppure prove di quell’innata capacità creativa, che l’Uomo manifesta fin da appena nato, e grazie a cui può/deve contribuire a migliorare il Creato di cui è parte intrinseca?

Per me la risposta è chiara, e dovrebbe esserlo per tutti coloro che non abbiano concezioni pessimistiche della natura umana, che credono che il Tutto sia organizzato secondo un superiore disegno intelligente (non random cioè). 

E allora se mia figlia avesse partecipato al #firdaysforfuture le avrei detto che il pianeta, o meglio il Creato di cui l’Uomo è parte integrante e più importante, non lo si salva con slogan generici e vuoti, con i “no” a infrastrutture e produzioni, marinando la scuola, ma con i “sì” alla ricerca, alla scienza, alle applicazioni tecnologiche al più alto tasso consentito dallo stato dell’arte, da applicare in infrastrutture e produzioni.

Si smetta di sfruttare i bambini per fini geopolitici.

Adesso che ho detto la mia, mi si accusi pure di eresia.

P.s.: nell’immagine, dei giovani manifestanti secondo cui il clima non deve cambiare. Se così fosse, loro non esisterebbero ed io non sarei qui a scrivere…