Dal 30 settembre sempre più bancocrazia. La frode che si cela dietro l’uso delle carte di credito.

Dal 30 settembre saremo sempre più una bancocrazia che porta avanti la propria guerra contro quel 95% di piccole imprese costituenti il tessuto produttivo del Paese.
Ad “ordinarcelo”, ancora una volta, la Bce a trazione tedesca che, mentre la Germania stessa ha il record mondiale nel non uso della carta elettronica, ci dice che l’Italia nell’uso della stessa sia indietro (!). Così, se gli ultimi tre Governi Monti, Letta, Renzi, prima di quello Gentiloni, avevano, chi messo limitazioni all’uso del contante e chi preso provvedimenti in favore dell’uso della carta elettronica, dando il colpo di grazia a interi comparti produttivi, con l’attuale Governo, a far corso da quella data, metteremo anche una sanzione di 30€ per ogni transazione per cui l’esercente rifiuti il pagamento elettronico.
Tutto questo non ha niente a che fare con la tanto sbandierata evasione fiscale, ed a dircelo è la stessa Germania. Vediamo perché.
Una sanzione così bassa, intanto, mira a colpire solo la piccola imprenditoria italiana – strano, vero? -, in quanto sarà questa soltanto, di fatto, ad essere oggetto di questo provvedimento, obbligando così sopratutto chi offre cose di basso valore (un caffè e il cappuccino, le sigarette, il taxi, ecc.) – dove è più alta l’incidenza della commissione bancaria rispetto all’effettivo guadagno – a doversene dotare, mentre chi invece fa transazioni medie più alte, troverà più conveniente il non utilizzo dello stesso.
Ma il vero problema restano tutte le libertà civili che una tale imposizione viene a violare, come spiegato per esempio dai costituzionalisti tedeschi.
Favorire l’uso della carta elettronica, infatti, attua una redistribuzione in senso sperequativo della ricchezza, in quanto, se 100€ in carta moneta, quando circolano, restano 100€, 100€ in carta elettronica ogni volta che circolano generano una distrazione della liquidità dall’economia reale, ed un arricchimento del sistema bancario, per le commissioni gravanti su tale mezzo di pagamento. Si calcola per esempio che 100€, ogni volta che circolano in carta elettronica, dopo 35 passaggi saranno per 50€ nelle casse del sistema bancario e solo 50€ nella disponibilità dell’economia reale, dopo 70 passaggi saranno 75€ nelle casse del sistema bancario e solo 25€ nel circuito dell’economia reale, e dopo circa 400 passaggi saranno 100€ totalmente nelle casse del circuito bancario e totalmente fuori dal circuito dell’economia reale. Capito il giochino?
Ma la cosa in assoluto più infame, è che siamo semplicemente di fronte ad una frode disinformativa, imposta da una Bce a trazione tedesca, che la stessa Germania si tiene ben lontana dall’attuare. La Deutsche Bank ha ribadito come non esista alcuna correlazione tra uso della carta elettronica e lotta all’evasione e alla criminalità organizzata. Infatti, l’evasione dipende solo per il 5% dalla piccola imprenditoria (il 50% è imputato a economia criminale ed il 45% alle società di capitali; dati validi per l’Italia secondo l’Associazione Contribuenti Italiani), mentre questi provvedimenti colpiscono solo questa, col solo risultato di indebolirla ulteriormente a vantaggio dei grandi gruppi, gravandola di nuovi costi. La Germania, secondo i docenti tedeschi intervenuti al Bargeldsymposium del giugno 2016, sarebbe la prova stessa di tutto ciò. In Germania, infatti, dove i tassi di evasione sono tutto sommato bassi (per ragioni di sistema e culturali), si ha anche un utilizzo della carta elettronica tra i più bassi al mondo. I tedeschi, semplicemente, gelosi delle proprie libertà civili, non vogliono che su ogni loro transazione, su ogni loro acquisto, vi sia il marchio della apocalittica “bestia” del sistema bancario.
Dunque, ancora una volta siamo semplicemente di fronte ad un provvedimento a favore delle banche e contro la piccola imprenditoria italiana.
Non condividete, non s’avesse a capire troppo…