Abramović, Firenze non merita questa “pulitrice”!

Dal 21 settembre, per quattro mesi, arriva a Palazzo Strozzi la “performer” Marina Abramović. Il titolo della mostra è “The Cleaner”, la pulitrice. “Pulitrice di/da cosa?” viene spontaneo chiedersi.
Negli ultimi tempi, a Firenze, la città “consacrata a Maria”, come ribatteva spesso Giorgio La Pira, la Città di Santa Maria del Fiore, di Santa Maria Novella, della Santissima Annunziata – scrivo non a caso in questo 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria – pare quasi che stiano a provarci – appunto – a ripulire, modificare il messaggio di Bellezza, Verità, Bene, Dialogo, Armonia, Vita, di cui la Città è progettualmente, architettonicamente, storicamente, intrisa. Teschi, gommoni sui muri messi da chi saluta la Città ospitante col dito medio, opere di fronte al Palazzo della Signoria (ossia della repubblica), che ai più “ignorantoni” – quale io sono – paiono accumuli di sterco, David abbrustoliti accasciati a terra in rappresentazione della sconfitta e dell’impotenza. Adesso, arriva questa “performer”, che durante le proprie performance usa sangue di maiale e lo mescola con urina e con qualche altro ingrediente, ne fa una vernice e scrive sui muri cose come: “Mescola latte di seno di donna con sperma fresco”, oppure: “Urina fresca del mattino spruzzata sugli incubi notturni”, o ancora: “Con un coltello affilato taglia in profondità il tuo dito medio e mangia il dolore”, eccetera (vedere per credere, e notare gli oltre 3000 “pollice verso” rispetto ai circa 800 “pollice in su”, per cui non è neanche che si possa dire “lo vuole il pubblico”: https://youtu.be/3EsJLNGVJ7E).
Sarebbe fin troppo facile, in realtà, parlare di una “sporcatrice”, di cui la Città non aveva certo bisogno.
Ma perché Firenze, la sua Comunità ed i tanti turisti che vengono a cercare qui il Bello, una prospettiva di Dialogo e di Armonia, devono vedersi lavato il cervello da tanto non senso e pessimismo culturale?
Sì, perché per stessa ammissione dell’artista, vi è una precisa funzione “terapeutica, spirituale, sociale e politica” (sic!) in tutto questo. Ella dice: “Non sono un terapeuta, non sono un leader spirituale. Questi elementi sono nell’arte: è terapeutico, spirituale, sociale e politico – tutto. Ha molti livelli. Ma l’arte deve avere molti livelli. Se non lo fa, allora dimenticala”.
Ma addirittura la “missione” dichiarata è rappresentare il dolore, la morte: “Vedete, qual è il mio scopo di performance artist, è mettere in scena certe difficoltà e mettere in scena la paura della paura primordiale del dolore, del morire, tutto ciò che abbiamo nella nostra vita, e poi metterle di fronte al pubblico e attraversarle e dire al pubblico: sono il tuo specchio; se posso farlo nella mia vita, puoi farlo tu nella tua”. Ma fare cosa?!
Secondo me, la Città meriterebbe maggior rispetto e dovrebbe ribellarsi a questa roba, almeno boicottando questa rappresentazione del brutto e del male. Tanto più che la Fondazione Palazzo Strozzi è il frutto di una partnership pubblico-privato, che coinvolge, tra fondatori e sostenitori, anche il Comune di Firenze e la Regione Toscana.
Ah, dimenticavo, ovviamente anche la Abramović si è espressa a favore dell’immigrazionismo “bomba libera tutti”, con un manifesto “Siamo tutti sulla stessa barca” (chissà se ne ha fatto uno simile per richiamare la comunità internazionale al dovere di promuovere lo sviluppo anche nel Terzo Mondo… ah no! Ha infatti dichiarato: “Io penso che la moderna tecnologia sia una delle peggiori cose che gli esseri umani abbiano inventato”). #sentinelle

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